Stampa
Visite: 1049
In una società così profondamente cambiata dalla tecnica, che rende fruibile un’infinità di “conoscenze”, la scuola ha perso il suo senso, pertanto, se vuole recuperare il ruolo che le spetta, deve fornire ai ragazzi gli strumenti indispensabili per sapersi orientare in una realtà così complessa. La scuola deve essere in grado di offrire all’alunno la possibilità di essere non semplicemente “fruitore” ma “autore” delle proprie conoscenze.
 
E’ opportuno trasferire nei curricoli scolastici lo spirito di “ricerca continua” in modo che non sono più le “materie”, ma le capacità e le abilità, che agli studenti si chiede di dimostrare di aver acquisito al termine “per mezzo” delle materie. Ad essi si chiede di “saper fare” e “saper essere” con le competenze acquisite durante il curricolo e non tanto di “sapere” la materia.
 
Per far questo è necessaria una didattica innovativa che passa dalla peer education alla drammatizzazione, dal problem solving alla ricerca attiva, in modo che gli alunni avvertano di essere protagonisti attivi di un processo che arricchisce le loro possibilità di esprimersi e di comunicare, di ampliare gli spazi dei loro abituali orizzonti. Ed è per sconfiggere la noia di una scuola, che avvertono inutile ed estranea ai loro interessi e al loro mondo, ma anche per far fronte alla preoccupante riduttività linguistica, affinché non si trasformi in una povertà concettuale, che ho progettato una unità di apprendimento induttivo, che ha dato ampio spazio alla riflessione e all’approfondimento, allo sviluppo delle capacità critiche, al buon senso ed all’amore per il dialogo, intervenendo direttamente su una problematica attuale, cercando una soluzione.
 
Un modo diverso di concepire la scuola, aperto e innovativo, un percorso di cittadinanza attiva e consapevole, i cui protagonisti sono stati gli alunni della classe VCs del nostro Istituto, i quali, a conferma dei raggiunti traguardi di competenza, hanno concluso lo straordinario processo di apprendimento con una ulteriore “prova di realtà” e così, dopo essersi calati nelle vesti dei protagonisti del dibattito risorgimentale, in quelle di storici ricercatori, politici, si sono immaginati giornalisti affermati ed hanno scritto un articolo per Repubblica Scuola degno dei migliori maestri in questo campo, dimostrando di essere pronti per inserirsi con competenza e consapevolezza nel mondo del lavoro.
La docente
Nunzia Sposito
Fai click qui per : "IL DIBATTITO COME 'SPORT DELLA MENTE'